Martino Rubacuori e lo strano caso dei libri odoranti

Nel paese di Poggiopomezio c’era un negozio davvero stravagante. 

Ogni mattina, passeggiando nel contorto manipolo di viuzze che formano il centro del paese, Martino Rubacuori si fermava incuriosito a guardare l’allegra vetrina della Libreria Santilli. “Storie per tutti i nasi”, recitava l’insegna. 

«E che vorrà mai dire?» pensava accigliato Martino passando di lì  «Mica i libri si leggono col naso?». Con questi pensieri lanciava un’occhiata stizzita all’interno e continuava la sua passeggiata.

Un giorno, però, proprio non riuscì a resistere. La tentazione di scoprire cosa si celasse dentro il curioso negozio gli fece prudere i pollici delle dita rugose. Decise che era giunto il momento di varcare la soglia. Così, chiuse l’ombrello color blu cobalto (pioveva a dirotto quella mattina), girò il pomo d’ottone, spinse la pesante porta di legno ed entrò in bottega. La sensazione fu più o meno quella di un bimbo che entra in pasticceria la domenica mattina: improvvisamente fu travolto da un inebriante profumo di crema, anzi no, cioccolato, anzi no, arancia, anzi no, ricotta e zucchero a velo, e torta di mele e budino e caramello e lampone e castagne e succo di melagrana e tutte queste cose insieme. Stordito e confuso, rimase per un po’ sul ciglio della porta senza riuscire a muovere passo.

«Succede a tutti così la prima volta!» disse con aria compiaciuta una giovane libraia dai capelli violacei «Non si lasci spaventare, superata la nausea del primo momento, poi è una vera goduria, gliel’assicuro!»

Martino era perplesso e iniziava a sentire uno strano odore di pomodoro e gorgonzola che gli faceva girare la testa per l’appetito. 

«Faccia un giro» continuò la ragazza «troverà di sicuro qualcosa che fa al caso suo!»

Effettivamente, non si poteva negare che la libreria Santilli fosse un posto davvero accogliente. Le pareti erano tappezzate da scaffali di legno in cui i libri erano ordinatamente catalogati in base all’odore.  Qua e là una poltroncina, una sediolina, un comodo giaciglio su cui accomodarsi per gustare un tè caldo, una cioccolata o un pasticcino al limone. Martino si avvicinò a uno scaffale che odorava di mandorla e tirò fuori un volume dal titolo “Il gran pasticcio di via candelai”. Le pagine del libro erano ruvide e un po’ ingiallite, le parole avevano un bel colore nero corvino. Sniffando le pagine del romanzo, Martino Rubacuori si ricordò delle fiere di paese e di quel croccante alle mandorle che mangiava sempre quand’era bambino. Che delizia che era! Poi passò alla sezione Profumi d’autunno, dove i libri odoravano di mosto e caldarroste. E subito dopo, lo strano scaffale Il pranzo della domenica, in cui regnava prepotente l’odore d’arrosto e pasta al forno. Oltrepassata con ribrezzo la sezione Odori del fattore, che emanava strani olezzi di sterco, fango ed erba marcia, Martino si soffermò nella zona Regine dei prati, annusando pagine profumate di menta, lavanda e rosa canina.

Giunto alla cassa per pagare il succulento bottino accumulato durante la visita, la sua attenzione fu attratta da una pila di volumi posti sul bancone e sormontati dal cartello Offerte del giorno: odore di pioggia.  Incuriosito, Martino prese il piccolo volume per dargli un’occhiata.  “Lo strano caso dei libri odoranti”, diceva il titolo. Per un attimo si lasciò inebriare dallo splendido odore di acqua stagnata, quanto gli piaceva! Poi andò alla prima pagina del primo capitolo e lesse distrattamente l’incipit: 

“Era una fredda mattina di gennaio, un giorno perfetto per fare un salto in libreria. Il signor Rubacuori varcò la soglia del negozio con l’ombrello color blu cobalto grondante di pioggia …” 

Martino chiuse il libro di botto. Che stramberia era mai questa? Perché il suo nome era nel libro?  Quel libro parlava di lui? Come aveva fatto l’autore a spiare le sue mosse? Incredulo e spaventato, incrociò lo sguardo della giovane libraia.

«La nostra non è una libreria come tutte le altre!» disse la ragazza con un sorrisino eloquente «Qui da noi sono i libri a leggere i lettori, a raccontare le loro storie. Ogni libro è uno specchio, signor Rubacuori, e ciascuno vi legge quel che sta cercando! Non è curioso di sapere cosa troverà in queste pagine?»

Coi libri sottobraccio, Martino Rubacuori usci dal negozio intontito e stranamente felice. L’ombrello blu cobalto, chiuso, adesso fungeva da bastone. Timido e tiepido, il sole invernale faceva capolino dietro una nuvola. Eppure Martino continuava a sentire odore di pioggia.

2 Responses to “ Martino Rubacuori e lo strano caso dei libri odoranti ”

  1. Anna Maria Amari

    Incuriosita piu’ che mai! Cosa succedera’ a Martino Rubacuori?

  2. Magari esistessero queste librerie!

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