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Martino Rubacuori e lo strano caso dei libri odoranti

Nel paese di Poggiopomezio c’era un negozio davvero stravagante. 

Ogni mattina, passeggiando nel contorto manipolo di viuzze che formano il centro del paese, Martino Rubacuori si fermava incuriosito a guardare l’allegra vetrina della Libreria Santilli. “Storie per tutti i nasi”, recitava l’insegna. 

«E che vorrà mai dire?» pensava accigliato Martino passando di lì  «Mica i libri si leggono col naso?». Con questi pensieri lanciava un’occhiata stizzita all’interno e continuava la sua passeggiata.

Un giorno, però, proprio non riuscì a resistere. La tentazione di scoprire cosa si celasse dentro il curioso negozio gli fece prudere i pollici delle dita rugose. Decise che era giunto il momento di varcare la soglia. Così, chiuse l’ombrello color blu cobalto (pioveva a dirotto quella mattina), girò il pomo d’ottone, spinse la pesante porta di legno ed entrò in bottega. La sensazione fu più o meno quella di un bimbo che entra in pasticceria la domenica mattina: improvvisamente fu travolto da un inebriante profumo di crema, anzi no, cioccolato, anzi no, arancia, anzi no, ricotta e zucchero a velo, e torta di mele e budino e caramello e lampone e castagne e succo di melagrana e tutte queste cose insieme. Stordito e confuso, rimase per un po’ sul ciglio della porta senza riuscire a muovere passo. Continue Reading →

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La bottega del puparo

Molti anni fa viveva, a Palermo, un puparo senza figli. La bottega del vecchio maestro era la più bella e antica di tutta la città, le sue marionette le più raffinate di tutti i tempi e il suo teatrino il più rinomato dell’isola intera. Da ogni dove, grandi e piccini, giungevano per assistere agli spettacoli. Tra tutti i pupi del suo negozio, il prestigioso artigiano prediligeva una coppia di burattini innamorati: erano Rinaldo e Armida, il prode cavaliere dalle nobili imprese e la bellissima maga dagli occhi lucenti. Un giorno, proprio quando all’opera dei pupi si metteva in scena la storia d’amore di Armida e Rinaldo, si presentò al botteghino un povero ragazzino vestito di stracci. Continue Reading →

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Martelli, scalpelli, pennelli e rastrelli

Pepito se ne stava accovacciato sul muretto ai piedi dell’alto cipresso, all’ingresso del viale di pietra. Dondolava pigramente la lunga coda nera e, mentre sonnecchiava, di tanto in tanto, apriva gli occhi felini per osservare la gente che si affrettava lungo le stradine tortuose con le mani colme di fiori. Andavano lì, al cimitero, per rendere omaggio ai cari defunti. Era il due di novembre e il gatto Pepito pensava a quella buffa tradizione mentre stava accovacciato sul muretto ai piedi dell’alto cipresso, all’ingresso del viale di pietra che portava alla chiesetta del cimitero della sua città. Continue Reading →

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Parole in avaria

Mi chiamo Rupert Mc Gregor, sono uno scrittore e quello che sto per raccontarvi, cari miei, ha dell’incredibile. Stavo scrivendo un racconto, la storia di un uomo, un galantuomo, per meglio dire. Il mio personaggio era un tipo rispettabile, con gli occhiali e i baffi, una persona semplice, all’antica, di quelle con un mucchio di saggi consigli da trasmettere ai propri nipoti. Scrivevo di lui e del magnifico palazzo in cui viveva con la sua bella famiglia. Se l’era fatto costruire grazie ai risparmi di una vita e tutt’intorno aveva fatto crescere un rigoglioso giardino.

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La seconda vita delle cose ovvero il paese di Nuovamente

Quando il signor Anacleto Moltimondi giunse per la prima volta nel paese di Nuovamente quello che trovò fu solo un paesaggio lunare. All’epoca quel posto era un’immensa distesa di sabbia blu e acqua color dell’oro, null’altro. Non c’erano alberi, non c’erano case, non c’era cibo, solo sabbia e acqua. Anacleto Moltimondi, che sulla Terra era un noto esploratore, arrivò a Nuovamente con la sua navicella quasi per caso: un guasto al motore lo costrinse a fare rotta verso il pianeta più vicino. La gente del luogo era pacifica. Gli abitanti erano anime in pena, poveri spiriti che vagavano senza una meta. Non avevano bisogno di nutrirsi: essendo morti da parecchio tempo, il problema della fame neppure li sfiorava. Il posto doveva essere stato silenziosissimo fino ad allora. L’arrivo improvviso del nuovo venuto generò curiosità e parlottio, il che faceva presupporre che lì non arrivasse mai nessuno. E non appena lo scarpone pesante di Moltimondi toccò la sottile sabbia blu del terreno, un nutrito gruppo di persone dall’apparenza rispettabile e distinta gli si fece intorno. Continue Reading →

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La principessa e il Troll

C’era una volta un Troll e come tutti i Troll che si rispettino era grosso, alto e brutto. La sua pelle verde, spessa e ruvida era ricoperta da un’orrida peluria. Puzzava come non mai. I suoi calzoni e la sua casacca erano talmente vecchi e logori che neppure un povero mendicante li avrebbe voluti indosso, i suoi piedi così grandi che non riuscivano a calzare neanche scarpe da Troll. Gli occhi grigi e acquosi, le sopracciglia folte e scure, i capelli … be’, i troll non hanno mica capelli! E lui era calvo, proprio come tutti i troll.  Ma nonostante il suo aspetto non propriamente gradevole, aveva un cuore d’oro. Era buono, sensibile e sempre attento a ciò che gli stava intorno, un vero animo nobile. Aveva un aspetto da Troll, ma dentro non era troll per niente, era diverso. E nella sua diversità era anche solo. Gli uomini, ai quali si avvicinava come indole, avevano paura di lui a causa del suo aspetto. E i troll, ai quali tanto assomigliava fisicamente, erano malvagi e stupidi, dei veri bruti. Lo deridevano per le sue stranezze e lo evitavano per questo. Così, il povero troll se ne stava sempre solo, senza un compagno, senza un amico. Continue Reading →

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Killer a nozze

La cravatta, il laccio da collo più usato dai comuni mortali: sintomo di eleganza, fenomeno di costume, marchio di stile. Quale uomo non ne ha nel suo armadio almeno una? Che sia sobria, scura, eccentrica, ricamata, liscia, dal nodo sottile o dalla trama importante, la cravatta si abbina sempre alla personalità di chi la indossa.

C’è l’uomo di primo tipo, quello che ama le cravatte e le indossa ogni giorno. Non se ne separa mai, fosse per lui la metterebbe anche sul pigiama. Vede questo accessorio come elemento indispensabile del suo stile. Lui, professionista impegnato, non può permettersi che la gente noti una defaillace che lo riconduca alla sfera terrena, quella che sta al di là delle scrivanie, delle riunioni di lavoro, delle cene eleganti. Poi c’è l’uomo moderato, quello che indossa la cravatta di tanto in tanto. Perché “ogni tanto” è sempre la scelta più giusta a suo avviso, perché “ogni tanto” si deve fare, perché “ogni tanto” gli piace pure mettersi in tiro, in fondo.E poi c’è il ribelle menefreghista, quello che odia le costrizioni e rifiuta ogni convenzione preconfezionata. La cravatta non la indossa assolutamente mai, nemmeno per le occasioni speciali. E non ci sono mamme, mogli, sorelle o fidanzate che possano risultare convincenti con le loro preghiere. Continue Reading →

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Il Tutto, il Niente e la grande truffa

Questa è una storia di Tutto e di Niente. Il signor Tutto era un tipo sicuro di sé, vivace, capace, con mille potenzialità a sua disposizione. Sveglio e attento,  aveva sempre una soluzione, un asso nella manica, un piano B da tirare fuori al momento opportuno. E se non c’era il piano B, c’era certamente una molletta, una pinza da bucato, una penna, un coltellino svizzero con il quale riusciva a risolvere ogni problema. Chiunque facesse la sua conoscenza ne ricavava sempre un’ottima impressione,  dotato com’era di quello sguardo intelligente e arguto. Le donne cadevano ai suoi piedi.

“Tu non sei bello” – dicevano guardandolo ammaliate – “Ma ti prendo, perche per me sei semplicemente Tutto!” Continue Reading →

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La voce del faro

Ci fu una volta che il Faro di Lampedusa si ammalò. Un virus, una brutta cosa! La sua luce intermittente si spense e non ne volle più sapere di riaccendersi. Accadde ad agosto e accadde di notte. E si sa che ad agosto le notti sono ancora più buie, dato che le stelle, invece di starsene buone al loro posto, vengono giù a fiotti. Cadono, fregandosene del buio e del loro sacrosanto dovere di illuminare il cielo. E il Faro di Lampedusa si prese il raffreddore proprio ad agosto. I marinai persero la direzione, i pescherecci andarono a sbattere contro gli scogli, i gabbiani si diressero verso altre isole, verso altri fari. Continue Reading →

Citazione

Una storia a testa in giù

Me ne stavo a bighellonare per le strade tortuose di quella ridente cittadina che chiamano Sciacca. Un pomeriggio come gli altri, mi sembrava. Il sole aveva già timbrato il cartellino, l’aria era fresca e densa. I passi del mio vagare senza una meta precisa mi portarono, chissà perchè, davanti la vetrina di una nota libreria. Attivatosi automaticamente il mio istinto di bestia famelica divoratrice di libri, mi decisi senza indugi a varcare la soglia del negozio. Si trova sempre qualche spesuccia da fare! Continue Reading →